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Una Sanda ritrovata! Prova d’orgoglio per il Team B2

SANDA VOLLEY-Pneumax Lurano 2-3 (19-25. 25-17. 21-25. 25-14. 13-15)

Campionato Nazionale Serie B2 Girone B gara 24 – 23 Aprile 2016

Sanda:14 Alberti (1),2 Biraschi (14), 3 Balestreri (), 11 Bariselli (), 7 Comi (3) ,13 Grieco (21),10 Passoni(9), 4 Pozzoni (26),9 Santamaria (), 8 Tresoldi (1),5 Zanini (4), 18 Corbetta (L),12 Isella(L).

All. Donolato

E’ mancato veramente poco..

Partita di tutt’altro spessore quella giocata dalla Sanda questa sera.
Piacevolmente diversa da quella abulica vista al Palaiper, capace di tenere testa alle seconde in classifica.

Il primo set c’è lo giochiamo anche se le ospiti forti e determinate hanno la meglio. Ma la Sanda non ci sta riprende in mano le redini del gioco e impattano sull’1-1.

Il terzo lo giochiamo alla pari, ci scappa sul finale anche (?) per un tocco non visto dagli arbitri ma recriminare non serve.
Giochiamo alla grande il quarto parziale lasciando poco o nulla al le ospiti.
Anche nel quinto siamo ben presenti, arriviamo fino al 13-11, poi ci fermiamo sul più bello.

Poco importa è’ Grande Sanda questa sera, e oltre a Grieco e Pozzoni, un bentornato a Passoni dopo quasi 2 anni.

Luciano Passoni
SandaVolley team

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“Lo spirito di squadra è la chiave del successo”

“…dobbiamo avere spirito di squadra. Questo è positivo ma non sufficiente, se ci si ferma alla teoria, diventa un mero concetto di solidarietà: tutti per la causa”.

Quale motivazione, in un mondo sempre più orientato all’individualismo, spinge a creare un gioco di squadra?

Per la stessa essenza del gioco di squadra: la tattica. La tecnica è solamente lo strumento. Un buon sistema tattico permette di mettere in evidenza i pregi e nascondere i difetti, e, contemporaneamente, sottolineare i difetti dell’avversario e neutralizzare i suoi pregi”.

E’ la tattica, allora, il valore aggiunto del giocare in una squadra?

“Esattamente, perché anche se un giocatore è bravissimo c’è sempre qualcosa in cui non è molto abile. E tramite il gioco collettivo si riesce a far emergere il meglio di ognuno, sopperendo ai suoi difetti con le doti di un altro. Un gioco di squadra che non faccia questo applica una tattica sbagliata.

E come si mantiene un individuo all’interno della squadra?

“Non certo con discorsi moralistici. Servono criteri più utilitaristici e pragmatici: deve intravedere la convenienza dello stare nel gioco di squadra, traendo i maggiori benefici personali giocando insieme a compagni che nascondano i suoi difetti ed esaltino invece i suoi pregi”.

Da dove inizia, quindi, la costruzione di una squadra?

“Dall’avere chiaro l’obiettivo. La seconda è di avere un gioco ben delineato, conosciuto da tutti”.

Che cosa significa?

“Significa che la metodologia, lo stile di lavoro e di gioco, devono essere chiari a tutti, e non soltanto al capo. Molti concepiscono il gioco di squadra come: “io penso, loro eseguono. E chi non esegue non possiede spirito di squadra”. Le vere squadre non sono così. Il ruolo dell’allenatore consiste nel saper costruire un gioco in collaborazione con i giocatori”.

Ed ecco il ruolo dell’allenatore..

“Uno non è un grande allenatore quando fa muovere un giocatore secondo le proprie intenzioni, ma quando insegna ai giocatori a muoversi per conto loro. L’ideale assoluto, che come tale non è mai raggiungibile, viene nel momento in cui l’allenatore non ha più nulla da dire, perché i giocatori sanno già tutto quello che c’è da sapere. Tutti devono conoscere, oltre alla tecnica, come si gioca, la tattica, insomma”.

 

La figura dell’allenatore è quindi assimilabile a quella di un capo?

“E’ indubbiamente un ruolo di comando. Deve essere in grado di assumersi sulle proprie spalle i rischi. La tattica deve essere condivisa da tutti, anche tramite un contraddittorio. Se non c’è accordo tra tutti, cosa si fa? Qui entra in gioco il capo: ebbene, decide lui, perché non si può vivere nel conflitto. Il capo si assume le sue responsabilità, cercando di sbagliare il meno possibile. Un margine di errore esisterà ovviamente sempre, l’essenziale è esplicitarlo ben chiaro in precedenza”.

Iniziano i problemi per l’allenatore..

“Il capo fa parte dei ruoli prestabiliti, il suo è quello di comandare, istituzionalmente. E’ necessario differenziare tra capo e leader. La leadership si guadagna con il consenso, si deve instaurare un’autorità morale per comandare. Il leader lo stabilisce il gruppo, non ha un ruolo assegnato, ad esempio, da un organigramma. Ci sono allenatori che non sono leader e che utilizzano quelli che si vengono a creare in modo naturale all’interno del gruppo dei giocatori. Un capo perde la stima della squadra soprattutto quando non rispetta i ruoli altrui, e non quando non è un leader”.

Quando però c’è qualcosa che non funziona è difficile rispettare i ruoli.

“Tutto dipende dal clima creato dal vertice, dai capi, sul modo di interpretare un errore. E’ in caso di difficoltà che si vede se c’è davvero lo spirito di squadra. Quando le cose vanno bene è semplice rispettare i ruoli, quando invece vanno male si innesca un meccanismo basato sul tentativo di dimostrare la propria innocenza, tra mille alibi e giustificazioni, e la colpevolezza degli altri. Il problema di fondo è che l’errore viene visto come una dimostrazione d’incapacità e non come uno strumento d’apprendimento”.

Ha parlato spesso di cultura degli alibi.

“L’alibi, oltre a distruggere l’armonia, impedisce di progredire, di imparare. E’ una situazione che nella mia esperienza ho trovato ovunque. L’errore segnala la necessità di apportare modifiche, la scusa, invece, impedisce di mettere in moto delle risorse che, a volte, non si sa neppure di avere”.

Nel romanzo ‘I Promessi Sposi’ di Alessandro Manzoni, Don Abbondio si giustifica dicendo: “Se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”. Quanto contano le motivazioni?

“Affinché i ruoli, il gruppo, la squadra funzionino è chiaro che la motivazione è un elemento fondamentale. Che non deve essere astratta, culturale o morale. Ci sono due tipi di motivazione: quella di base e quella della sfida”.

In che cosa consiste la motivazione di base?

“Fare ciò che piace. Di conseguenza, quando si costruiscono le squadre, bisogna scegliere gente a cui piace quel ruolo. In ogni modo è possibile migliorare le condizioni di lavoro, l’ambiente .. Un buon allenatore deve cercare di mettere, se può, un giocatore nel posto in cui sa che gli piace stare”.

E quella di sfida…

Questa motivazione per me assume un ruolo fondamentale, non tanto riguardo agli impegni quotidiani, quanto ai grandi compiti. Credo che la gente, abbia bisogno delle emozioni, di sentirsi parte di qualcosa che va al di là della routine di tutti i giorni, di competere per un’impresa straordinaria.

Come si fa ad avere la mentalità vincente?

“A questa domanda io rispondo sempre con un paradosso: vincendo! Il problema è: come faccio a vincere? La prima vittoria è quella contro i propri limiti e i difetti. La funzione del capo è fondamentale: deve porre obiettivi facilmente raggiungibili, in maniera da far fare un passo alla volta e, soprattutto, deve aiutare a risolvere i difetti. Le difficoltà non devono più essere viste come un qualcosa che mi impedisce di fare, ma come la possibilità di allenarmi a superarle”.

 

 

Julio Velasco

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B2 – Troppo poca Sanda

Euro Hotel – SANDA VOLLEY 3-1 (25-21. 25-18. 15-25. 20-25)

Campionato Nazionale Serie B2 Girone B gara 23 16 Aprile 2016

Sanda:14 Alberti (),2 Biraschi (10), 3 Balestreri (12), 11 Bariselli (1), 7 Comi () ,13 Grieco (1),10 Passoni(), 4 Pozzoni (19),9 Santamaria (10), 8 Tresoldi (),5 Zanini (3), 18 Corbetta (L),12 Isella(L).

All. Donolato

Troppa poca Sanda al Palaiper.

Non basta la differenza di età per aver ragione delle giovani padroni di casa. Non è facile giocare in un palazzetto così grande, ma non deve essere un alibi.

Imbarazzanti gli errori in battuta ( ben 7) nel primo parziale, così si perde contro chiunque. Difficile da spiegare, ma sicuramente l’approccio mentale non è stato dei migliori.

Verso la fine del primo set e’ comparso lo striscione delle Piske, ” non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta”, bene noi eravamo sotto 2-0…Poi timidi risvegli, ma per vincere ci vuole ben altro.

Sabato torniamo al PalaManzoni, ospitiamo Lurano.

Luciano Passoni
SandaVolley team

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